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venerdì 21 dicembre 2012

Elezioni CNSU 2013



di * Andrea Oggioni
A maggio si voterà per il rinnovo del Cnsu, il massimo organo di rappresentanza studentesca
uni ersitaria, che ha funzioni consultive nei confronti del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca, i cui componenti vengono eletti in media da più di 200mila studenti. È attualmente in
discussione al ministero lo schema di ordinanza di indizione delle elezioni, che potrebbe contenere
preoccupanti novità.
Il ministro, infatti, ha espressamente dichiarato la ferrea volontà di indire elezioni «telematiche»: non
più schede elettorali su cui scrivere a matita la propria preferenza, ma un apposito computer funzionale
esclusivamente alle operazioni di voto. Si può essere d’accordo o meno con il principio di modernizzare i
meccanismi di voto, ma non si può prescindere da un’analisi attenta delle problematiche legate a una
tale decisione.
Infatti, un’elezione studentesca su base nazionale ha delle esigenze specifiche, anzitutto quella di dare la
possibilità di votare nella propria sede didattica a tutti gli aventi diritto. Per fare qualche esempio,
l’Università degli Studi di Milano mette a disposizione degli studenti un totale di 21 seggi. Alla Federico
II di Napoli i seggi sono circa 50, all’Alma Mater di Bologna i seggi sono 35, senza considerare le
università di dimensioni ridotte ma con sedi distaccate molto distanti fra loro, dove si rende necessario
almeno un seggio per sede.
Ogni seggio, poi, è composto da un minimo di tre cabine elettorali, per agevolare le operazioni di voto: il
totale di computer necessari, quindi, all’Università di Milano sarebbe di 63, alla Federico II 1 50 e
all’Alma Mater di Bologna 1 05. Pare che la dotazione media di questi computer messi a disposizione dal
ministero sia particolarmente esigua, poche unità: la sproporzione è evidente. Per ovviare a tale
inadeguatezza, gli atenei dovrebbero comprare ulteriori terminali, scelta certo non facile, alla luce della
fragilità dei bilanci universitari, e non utile, poiché questi particolari computer non sono riutilizzabili
come normali pc.
Come garantire la possibilità di votare, pur non disponendo di un numero di computer adeguato?
Semplice: meno seggi e votazioni distribuite nell’arco di quattro giorni, invece di una giornata e mezzo
come accadeva in passato. Si prospetta, inoltre, una votazione scaglionata in ordine alfabetico per
evitare ingorghi ai seggi. Per essere espliciti, gli studenti il cui cognome inizia con una lettera tra la A e
la D potranno votare il primo giorno, gli studenti E-M il secondo e così via.
A chi e a che cosa giova un sistema così incredibilmente complesso? Sicuramente non agli studenti, che
vedrebbero protrarsi le elezioni per un periodo di tempo inspiegabile, avendo tuttavia stringenti vincoli
temporali per poter votare, contestualmente a una sensibile riduzione del numero di seggi. Come se non
bastasse, le singole università devono fronteggiare una palese carenza di risorse tecniche, costi elevati
per l’acquisto dei terminali, il tutto senza che ci sia un risparmio sul personale amministrativo,
comunque necessario per il funzionamento dei seggi. Infine, tutti gli sforzi messi in campo non
eliminerebbero i costi di stampa delle schede elettorali personalizzate, comunque essenziali per la
distribuzione sicura dei codici di autenticazione degli elettori. A ciò si aggiunga il risparmio che gli
atenei godono attraverso la prassi di sovrapporre in una sola tornata le elezioni nazionali del Cnsu con
quelle locali, che l’utilizzo del metodo telematico non consentirebbe.
Insomma, le università passerebbero da un attuale costo zero (salvo le spese di stampa delle schede) delle
elezioni universitarie a un costo non ancora ben quantificato ma sicuramente superiore. In questo
periodo di crisi e di spending review delle finanze pubbliche che chiede sacrifici a tutti, nessuno escluso,
mi domando come mai il Ministero proponga un sistema più costoso, più complicato, con minori
possibilità di partecipazione per gli studenti (sempre a rischio) e che non trova il favore né nell’opinione
studentesca, né delle amministrazioni universitarie.

* Presidente del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio

Comunicato CRUI - CUN - CNSU



La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) Il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU)
DENUNCIANO
il taglio di 400 milioni di euro al Fondo di Finanziamento Ordinario per l’anno 2013 che provocherà una situazione di crisi gravissima ed irreversibile per il Sistema Universitario italiano.
A causa di questo ulteriore taglio, successivo ad altri avvenuti nelle precedenti leggi finanziarie, le Università non saranno più in grado di garantire la formazione, la ricerca, i servizi agli studenti e più in generale lo sviluppo tecnologico e culturale del Paese.
I tre Organismi di rappresentanza istituzionale del Sistema Universitario lanciano con forza l’allarme sul collasso che colpirà inevitabilmente la maggior parte degli Atenei italiani se il Senato della Repubblica non provvederà a ripristinare questi 400 mln di euro necessari alla sopravvivenza delle Università già pesantemente sottofinanziate.
CRUI, CUN e CNSU denunciano quella che si sta oggi configurando come una violazione dei diritti irrinunciabili e costituzionalmente garantiti della formazione e della ricerca a solo detrimento del futuro e delle opportunità lavorative delle prossime generazioni.
Il presidente della CRUI: Marco Mancini
Il presidente del CUN: Andrea Lenzi
Il presidente del CNSU: Mattia Sogaro

Diritto allo studio, una vittoria e tre cose da fare


Intervista a *Mattia Sogaro
Pubblicato su ilsussidiario.net

Stamane il Senato vota la fiducia sulla legge di Stabilità. Infine il provvedimento, dopo il via libera di palazzo Madama, tornerà alla Camera per la lettura e l’approvazione definitiva, che sarà l’ultimo atto di questa legislatura. La legge, che ha incamerato il milleproroghe, è diventata un contenitore delle voci più disparate. Si va dall’aumento del fondo per la Cig in deroga ai finanziamenti della Tav Torino-Lione, passando per il fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dell’università.
Proprio sull’università è arrivato ieri l’allarme del ministro Profumo, che ha parlato di atenei «a rischio default». «Se l’università non viene finanziata è perché chi governa, e chi ha governato, non considera l’università una risorsa per il nostro paese» dice aIlsussidiario.net Mattia Sogaro, presidente del Cnsu (Consiglio nazionale studenti universitari). Qualcosa, però, si muove. Infatti il Coordinamento liste per il diritto allo studio (Clds) è riuscito a presentare come emendamento al Senato un credito di imposta per i privati che vogliono finanziare le borse di studio.
Sogaro, mentre il ddl stabilità è al Senato, il ministro Profumo ha lanciato l’allarme default per più di metà degli atenei. Servono 400 milioni, ha detto. Che ne pensa?
Credo che il ministro sia giustamente allarmato, come del resto tutti i soggetti protagonisti del sistema universitario che si sono ritrovati concordi nel firmare lo stesso documento. Effettivamente sta emergendo un problema di risorse non da poco, e che mette a rischio un numero non indifferente di atenei del nostro paese. Ciò che più allarma è che, proprio quando in Italia è stato introdotto un sistema di valutazione in grado di evidenziare gli atenei più scarsi per rendere più efficiente il sistema universitario, l’analisi del merito debba essere preceduta, e quindi annullata, da una scrematura fondata esclusivamente sul bilancio. Con l’istituzione dell’Anvur, infatti, sarebbe possibile individuare con precisione quali sono gli atenei inefficienti, predisponendo interventi correttivi e arrivando, se necessario, sino al commissariamento.
Come si è arrivati a questa crisi di fondi che rischia di affossare il sistema universitario?
Se l’università non viene finanziata è perché chi governa, e chi ha governato, non considera l’università una risorsa per il nostro paese. Siamo stati spettatori in questi anni dell’emergere di sprechi e baronie, che hanno dato un’immagine distorta dei nostri atenei. La realtà è un’altra, fatta di professori e studenti che ancora investono tempo, energie e denaro per lo sviluppo della propria ed altrui formazione. Ovunque nel mondo, infatti, siamo apprezzati per il valore della preparazione che riceviamo in Italia, a discapito di quanto si legge costantemente sui giornali, e questa realtà è documentata dalle centinaia di ricercatori italiani sparsi in Europa e in America. Come mai, quindi, nessun governo ha deciso di portare a frutto questo enorme potenziale, per esempio finanziando adeguatamente la ricerca e il diritto allo studio?
Quindi?
Ciò che ha portato il sistema universitario alle ristrettezze in cui attualmente si trova è il frutto della non-scelta di finanziare. Manca in questo momento un qualsiasi progetto sull’università, e questo è ovviamente un problema che va ben oltre il governo Monti, e che non si risolve con una riforma di facciata. Attenzione: questa mancanza, da anni, di un progetto nel governo dell’università, se da un lato porta ai miseri finanziamenti con cui oggi facciamo i conti, dall’altro crea le condizioni perché le inefficienze crescano e le eccellenze e gli investimenti fuggano.
Il ddl stabilità è al Senato sotto una pioggia di emendamenti. Sono stati dati 100 milioni al FFO. Qual è il suo commento?
Come ho già detto, in questo momento per il sistema universitario c’è bisogno di ossigeno. A fronte dei 400 milioni tagliati al FFO qualche mese fa (taglio peraltro accompagnato da una promessa di reintegro), sono convinto che 100 milioni siano ancora troppo pochi per le esigenze dei nostri atenei. Si può sempre sperare che in queste ultime ore di lavori vengano recuperate ulteriori risorse a sostegno dei nostri atenei, per una somma totale almeno pari a quanto tagliato.
Il sottosegretario Ugolini ha proposto l’introduzione di un credito di imposta per agevolare gli investimenti privati nelle borse di studio. Quella delle borse è una questione aperta sulla quale avete dato da tempo battaglia. Qual è il vostro impegno su questo punto?
Si tratta di una proposta del Clds (Coordinamento liste per il diritto allo studio), approvata all’unanimità dal Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti universitari) ormai qualche mese fa. La nostra idea è stata molto apprezzata dal ministro Profumo tanto che insieme allo sforzo e al lavoro del capo di gabinetto Luigi Fiorentino e del sottosegretario Elena Ugolini la nostra mozione è stata presentata come emendamento al Senato. In sostanza è stato finalmente introdotto nel nostro ordinamento un germe del principio secondo cui chi investe nei giovani e nella loro formazione non deve essere tassato, ma premiato, attraverso il riconoscimento di un credito di imposta.
Cosa cambia?
Con l’approvazione di questa norma all’interno della legge di Stabilità le aziende e i privati cittadini potranno essere compartecipi del sistema del diritto allo studio universitario. Restano aperte però le problematiche maggiori: in primo luogo, resta completamente intoccato il paradosso secondo cui chi oggi beneficia di una borsa di studio è soggetto a tassazione Irpef e, se il reddito complessivo dello studente supera i 2.840,51 euro, i suoi genitori non potranno più considerarlo figlio a carico. In secondo luogo le università che erogano tali borse pagano l’Irap per un importo pari all‘8,5 per cento del valore della borsa di studio erogata. Infine questa iniziativa è finanziata a titolo sperimentale per 11 milioni di euro in due anni, fondi in parte ricavati dal taglio di altre spese per il sistema universitario, in particolare il fondo per i dottorandi. Questo è assolutamente inaccettabile.
E ora che cosa auspicate?
I giovani studenti e tutto il sistema universitario hanno bisogno che lo Stato torni a investire risorse in questo settore fondamentale per la crescita del Paese. La via imboccata con il primo taglio alle imposte sulle borse di studio può essere il primo passo in questa direzione.
* presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari

Mostra "L'imprevedibile istante. Giovani per la crescita"

Student Office Parma dal 10 al 14 dicembre ha allestito presso la nostra Università la mostra dal titolo: "L'imprevedibile istante. Giovani per la crescita".

"L’imprevedibile istante. Giovani per la crescita" è il titolo della mostra realizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà e Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, con la collaborazione di un gruppo di studenti universitari. 

L’iniziativa si colloca sulla scia del lavoro svolto sui “150 anni di sussidiarietà” (e proposto in una mostra inaugurata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell'agosto 2011).

Questa mostra si propone di indicare che c'è un modo più ragionevole di affrontare la crisi, di cogliere quale sia l'urgenza di oggi, di intercettare la costruttività che già c'è in atto dentro scuola, università e mondo del lavoro.



Vi invitiamo a contattarci per approfondire e riprendere insieme le tematiche proposte.

Borse di studio, ora si sgravino anche gli studenti

di  * Marco Lezzi

La Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge di Stabilità, presentato dai senatori Latronico (PdL) e Vita (PD), che istituisce un credito d’imposta, finanziato dal Ministero dell’Università, a favore delle imprese che doneranno fondi agli atenei per sostenere gli studenti meritevoli con borse di studio.
Si tratta di una una proposta del CLDS (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio), approvata all’unanimità dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari e condivisa dal ministro Francesco Profumo e dal sottosegretario Elena Ugolini, grazie ai quali stato finalmente introdotto nel nostro ordinamento il principio che chi nel nostro Paese investe nei giovani e nella loro formazione non deve essere tassato, ma premiato.
Ma nonostante mesi e mesi di parole spese parlando di giovani e crescita, il governo è ancora lontano dal guardare davvero ai problemi che riguardano noi giovani studenti universitari. Con l’approvazione di questa norma all’interno della Legge di Stabilita le aziende e i privati cittadini potranno essere compartecipi del sistema del diritto allo studio.
Valorizzare il capitale umano favorendone gli studi un modo concreto per dare spazio ai giovani. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere: innanzitutto il finanziamento di questa iniziativa limitato a un milione di euro a titolo sperimentale nel 2013, per passare poi a 10 milioni nel 2014.
Questo primo passo era necessario, ma resta ancora insufficiente: bisognerà eliminare la tassazione che ancora grava dal lato degli studenti che beneficiano delle borse di studio, ad oggi assimilate a reddito di lavoro dipendente. Questo comporta che tali somme siano soggette a aliquota IRPEF e, se il reddito complessivo dello studente supera €2840,51, i suoi genitori non potranno più considerarlo figlio a carico.
Un ultimo aspetto riguarda le università che erogano tali borse, costrette a versare una aliquota IRAP pari all’8,5% dell’importo della borsa di studio erogata. Con il voto della Commissione bilancio al Senato si è fatto un primo passo, necessario ma ancora insufficiente, per attrarre investimenti privati in capitale umano.
Ancora molto lavoro resta da fare, a partire da un adeguato finanziamento al sistema universitario, per il quale la legge di Stabilità, se non verrà modificata, prevede un taglio di 300 milioni di euro.Chiunque si troverà a governare il Paese non potrà non tenerne conto: il diritto allo studio è un bene per tutti.
*Membro del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca