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martedì 18 novembre 2014

TESTISTI CONTRO RICORSISTI: UNA GUERRA FRA POVERI?


Nelle ultime settimane sono emerse con evidenza la contraddizione e l’insufficienza del sistema di accesso alla formazione medica universitaria e specialistica, inadeguato sia per quanto riguarda i criteri di programmazione sia per quanto riguarda la valorizzazione del merito. Da tempo ampi settori delle comunità accademiche e delle categorie di riferimento, oltre alle rappresentanze studentesche, hanno rilevato le criticità di un sistema ormai cronicamente inefficiente: gli ultimi avvenimenti non sono altro che gli strascichi più evidenti di questa situazione di precarietà.
A mancare è innanzitutto una prospettiva di programmazione. È evidente la necessità di coordinare l’accesso al corso di laurea e la formazione specialistica, nell’ottica di un adeguamento alle effettive esigenze del Sistema Sanitario Nazionale. Il divario che si sta creando tra il numero di studenti che accedono al percorso universitario e il numero di contratti di formazione specialistica disponibili rischia di assumere per il prossimo futuro una dimensione inquietante.
Inoltre: la continua incertezza relativa alle date dei test, ai loro contenuti, alle modalità e alle garanzie di legittimità e regolarità del loro svolgimento, ha determinato negli ultimi anni un vero e proprio “malessere” negli studenti. Si è resa palese la carenza di affidabilità del sistema. Un sintomo del disagio è l’ingente mole di contenzioso amministrativo che si è accumulata in questi anni a seguito del sempre più diffuso impiego del ricorso, che è in sé uno strumento legittimo di tutela dei diritti degli studenti, progressivamente trasformatosi in un “metodo alternativo” di accesso.
Il CLDS (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio), insieme alle altre rappresentanze studentesche, anche tramite il CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), ha fatto pervenire nell’ultimo anno al Ministero diversi appelli per una rimodulazione del sistema di ammissione ai corsi di Medicina, riproponendo a più riprese l’istituzione di un tavolo di confronto sull’accesso programmato. In risposta si sono avuti soltanto annunci e slogan da prima pagina, mai seguiti dall’avvio di un confronto serio. Neanche le intenzioni riguardo al prossimo test appaiono chiare, nonostante la recente richiesta da parte del CNSU, su proposta del CLDS, di accelerare i tempi di decisione nell’interesse degli studenti che vi parteciperanno.
In questi giorni anche la Conferenza dei Presidenti di Corso di Laurea si è espressa con decisione, dichiarando lo stato di agitazione e preannunciando la possibilità di autosospensione e di dimissioni di tutti i Presidenti dei CdL in Medicina se il MIUR non risponderà tempestivamente ai crescenti problemi cui devono far fronte le sedi universitarie.
Detto tutto ciò, sottolineiamo che chiunque sia entrato con ricorso è a tutti gli effetti uno studente di medicina. Non possono essere tollerate discriminazioni né da parte di colleghi studenti né da parte di professori. Il progressivo isolamento dei ricorsisti, il tentativo di limitare o ostacolare la loro possibilità di formazione, non rappresenta in nessun senso una soluzione al problema. Al contrario, il compito dell’Università è garantire la formazione di tutti gli studenti che accedono agli studi. In alcune sedi ciò sta già avvenendo, grazie all’impegno di alcuni docenti che hanno attivato linee aggiuntive e corsi di recupero per coloro che hanno perso la prima parte del semestre.
Stiamo facendo tutto il possibile a sostegno delle migliaia di studenti di medicina e di aspiranti tali che affrontano questa situazione grave di precarietà. Al CNSU e in tutte le sedi in cui siamo presenti, stiamo proponendo un dialogo con le istituzioni alla ricerca delle soluzioni. Attendiamo una risposta da parte del Ministero.
O vogliamo aspettare che la situazione peggiori?